“Sii un cittadino ospitale.”
Questa frase era scritta sotto una mia foto, scattata durante un evento dedicato al settore extralberghiero a cui ho partecipato a Rimini il mese scorso. Era il filo conduttore dell’intero evento e oggi sento il bisogno – e il dovere – di spiegarne davvero il significato.
Perché essere cittadini ospitali non è uno slogan, non è una bella frase da usare sui social.
È un modo di essere, di pensare e di agire. Soprattutto quando qualcuno ha bisogno.
Cosa significa per me essere un cittadino ospitale
Per me, essere un cittadino ospitale significa andare incontro alle esigenze degli altri.
Di chi è lontano da casa.
Di chi viaggia per lavoro o per piacere.
Di chi, per necessità, si trova in una città che non è la sua.
Non tutti abbiamo la fortuna di lavorare sotto casa, di svegliarci al mattino e raggiungere il lavoro in cinque minuti a piedi.
C’è chi parte presto, chi rientra tardi, chi trascorre notti fuori e mattine lontano dalla propria famiglia, indipendentemente dal lavoro che svolge.
Essere cittadini ospitali, per me, significa accogliere davvero.
Una storia vera di accoglienza (e di umanità)
Oggi è il 16 dicembre. Sono le 16:50.
Gli ospiti che avrebbero dovuto lasciare la struttura questa mattina alle ore 7 erano qui per lavoro, sono appena ripartiti.
Ho deciso di permettere loro di rientrare all’ora di pranzo, così da poter sistemare i bagagli con calma e ripartire senza stress.
Se avessero dovuto rispettare rigidamente l’orario di check-out delle 10, come da regolamento dei miei B&B, avrebbero dovuto:
alzarsi all’alba
rifare le valigie
preparare l’auto
lavorare fino a tarda mattinata
e ripartire immediatamente dopo
Ho pensato: perché non permettergli di fare le cose con calma?
Per me è stato un piacere. E loro ne sono stati sinceramente grati.
L’imprevisto che cambia tutto
La mattina, però, hanno un problema tecnico che impedisce loro di ripartire.
Prima ancora di iniziare la giornata lavorativa, iniziano a contattare diversi tecnici della zona.
Le risposte?
chi non poteva muoversi (nonostante fosse a soli 300 metri)
chi aveva l’agenda piena
chi aveva appuntamenti fissati da mesi
ecc
Risultato: nessuna disponibilità immediata.
E quella stessa sera avrebbero dovuto essere in un’altra città per lavoro.
Mi contattano chiedendomi aiuto.
Provo io stessa a chiamare alcuni concittadini spiegando la situazione, ma uno di loro mi risponde in modo talmente sgarbato e aggressivo che, lo ammetto, mi scappa anche una lacrima. Un’aggressione verbale gratuita e non meritata.
A quel punto, ormai erano le 13, l’unico consiglio che posso dare è quello di provare nei paesi limitrofi.
Il paese più vicino a Putignano è Castellana.
Il primo tecnico che chiamano si rende subito disponibile.
Spiega loro come raggiungerlo e dice una frase che, a detta loro, vale più di mille parole:
“Se non riuscite ad arrivare da me, non vi preoccupate: vengo io incontro.”
Questo è essere cittadini ospitali
Io, dal canto mio, ho lasciato loro la struttura a disposizione fino all’orario di partenza, le 16:50.
Ho fatto tutto il possibile per non farli sentire soli in una città che, purtroppo, in quel momento non si è dimostrata molto ospitale.
Mi è costato qualcosa?
Sì.
Ho dovuto spostare una prenotazione in arrivo presso un collega, perché non avrei avuto il tempo necessario per garantire il cambio, la pulizia e la sanificazione della struttura pronta per una nuova ospitalità.
Ma lo rifarei altre mille volte.
Perché io lo dico sempre:
ospito più con il cuore che con il portafoglio.
Perché per me l’accoglienza non è solo un lavoro:
è rispetto, empatia, umanità.
Ed è questo, per me, il vero significato di essere cittadini ospitali.
E per te, cosa significa essere un cittadino ospitale? Cerchi un alloggio che venga incontro alle tue esigenze? Contattami
Marilù Labate
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